Foro maculare

Come suggerisce il nome foro maculare questa patologia dell’occhio consiste nella formazione di un’apertura nella parte centrale della macula, una piccola e delicata parte della retina che ha un diametro di circa 5 millimetri ed é facilmente soggetta a problematiche di tipo degenerativo. A seconda della dimensione del foro e del maggiore o minore coinvolgimento della retina, tale patologia si può differenziare in tre stadi:

  • Stadio I o foro maculare con distacco foveale: è la forma meno grave, guarisce spontaneamente nel 50% dei casi;
  • Stadio II o foro maculare a spessore parziale: la lesione coinvolge anche parte della retina che appare parzialmente sollevata;
  • Stadio III o foro maculare a tutto spessore: è la forma più grave, in quanto la retina appare del tutto sollevata nella zona intorno al foro maculare.

In questa immagine si osserva il risultato di un esame OCT che evidenzia la presenza del foro maculare:

foro maculare

Cause della formazione del foro maculare
Il foro maculare si forma generalmente in maniera spontanea, senza un’immediata correlazione ad altre patologie. In termini generali le cause principali dell’insorgere del problema sono due:

  • causa degenerativa: con il naturale processo di invecchiamento l’umore vitreo, cioè il tessuto connettivo trasparente e gelatinoso del bulbo oculare, tende a ritirarsi e ad interagire sempre meno con la retina (il fenomeno viene chiamato distacco posteriore del vitreo). Ciò determina il fenomeno definito “trazione vitreo maculare”:  l’umore vitreo cioè, distaccandosi dalla retina, trascina con sé parte di quest’ultima e della macula che può subire uno strappo o una lesione.
  • causa traumatica: la macula subisce una lesione in seguito ad un incidente nella zona oculare.

Diagnosi del foro maculare
L’oculista può diagnosticare la presenza di un foro maculare con degli esami specifici:

  • esame del fondo dell’occhio dopo aver dilatazione la pupilla con un collirio apposito;
  • esame OCT (tomografia a coerenza ottica): é un esame non invasivo indispensabile nella diagnosi e a fornire una quantificazione del problema. L’oct è un ecografo che ha sostituito gli ultrasuoni con una luce laser e, pertanto non c’è contatto tra la sonda e l’occhio. La quantità di informazioni raccolte dal raggio riflesso sul fondo dell’occhio è straordinariamente superiore: riesce a riconoscere strutture delle dimensioni di pochi micron (vedere immagine sopra).

Sintomi e terapie
A seconda dello stadio della malattia, i sintomi variano: si va dalla diminuzione e distorsione della visione, alla difficoltà nel leggere i caratteri di piccole dimensioni, dall’incapacità di vedere correttamente le linee rette, fino alla presenza di uno scotoma cioè di una più o meno vasta area di cecità al centro del campo visivo. La soluzione terapeutica che consente di ottenere i migliori risultati è la vitrectomia. L’intervento, alquanto delicato, consiste nella rimozione parziale o totale del corpo vitreo dell’occhio al fine di rimuovere le trazioni che tengono aperti i lembi della lesione e di consentire quindi alla retina di ripristinare la sua normale conformazione.

Risultati dopo la chirurgia
Il recupero ottenibile dopo l’intervento è variabile: dipende dal grado di compromissione della retina prima della chirurgia. L’obiettivo della terapia è quello di stabilizzare la situazione evitando un ulteriore peggioramento della vista. Il grado di successo della chirurgia è buono in quanto oltre il 90% dei fori maculari si chiude dopo un solo intervento. La chiusura del foro non corrisponde però sempre ad un analogo successo visivo. 
La vista difficilmente ritorna alla normalità anche dopo la chiusura del foro. Bisogna attendere almeno 6 mesi per il massimo recupero visivo e in alcuni casi si supera anche l’anno di attesa.

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