Oftalmopatia tiroidea • Esoftalmo

Si definisce esoftalmo o proptosi la protrusione di uno o di entrambi i bulbi oculari oltre la rima palpebrale (l’occhio sporge oltre il margine della palpebra).

sintomi oculistici più evidenti sono: sguardo fisso, riduzione dell’ammiccamento, retrazione palpebrale, chemosi e rossore congiuntivale, dolore, lacrimazione occhi, irritazione e fotofobia. Talora si possono associare visione doppia (diplopia) e deviazione del bulbo (strabismo).

Spesso i problemi tiroidei e oculari sono manifestazioni indipendenti della stessa anormalità autoimmune (Malattia di Graves). È importante ricordare che problemi oculari come l’esoftalmo di origine tiroidea possono manifestarsi quando il paziente è eutiroideo.

esoftalmo

Il nostro sistema immunitario è di solito in grado di distinguere tra i nostri tessuti e le sostanze o i tessuti estranei. Le malattie autoimmuni sono caratterizzate dalla produzione di anticorpi contro i nostri normali tessuti.

La malattia di Graves è causata da un’anormale produzione di anticorpi contro la ghiandola tiroide. Questi stessi anticorpi possono attaccare i tessuti oculari e causare vari sintomi oculari.

È colpito 3 volte più frequentemente il sesso femminile. L’età media del picco d’incidenza è di 45 anni.

Sintomi dell’oftalmopatia tiroidea

Quasi tutti i sintomi dell’oftalmopatia tiroidea sono il risultato dell’edema tissutale intorno agli occhi. Lacrimazione, fotofobia, edema e retrazione palpebrale sono sintomi precoci. L’edema dei tessuti molli orbitari può causare esoftalmo (proptosi) mono o bilaterale.

La proptosi può comprimere il nervo ottico causando visione annebbiata, alterazione della visione dei colori o perdita permanente della vista. L’edema può coinvolgere anche i muscoli extraoculari provocando alterazioni del movimento oculare e in particolare diplopia.

Come si cura la oftalmopatia tiroidea

La prima priorità è sempre ricreare l’eutiroidismo, anche se qualche volta, l’oftalmopatia tiroidea prosegue nonostante la funzione tiroidea sia stata normalizzata.

Per quanto riguarda il trattamento dell’oftalmopatia tiroidea esso si svolge in due fasi.

La prima fase si concentra sulla preservazione della vista: uso di lubrificanti per correggere la cheratopatia da esposizione, chiusura artificiale delle palpebre la notte.

La decompressione orbitaria chirurgica è adottata in caso di compressione del nervo ottico. L’uso di steroidi per via sistemica o un trattamento radiante orbitario sono utilizzati per ridurre l’edema dei tessuti orbitari. Questo periodo attivo della malattia può durare anche anni e richiede un attento monitoraggio.

La seconda fase del trattamento comprende la correzione delle alterazioni fibrotiche stabilizzate dei tessuti e dei muscoli perioculari. Di nuovo la decompressine orbitaria può essere utilizzata per correggere proptosi sfiguranti, la chirurgia sui muscoli extraoculari è usata per correggere gli strabismi provocanti diplopia e la chirurgia delle palpebre è utilizzata per correggere la retrazione palpebrale.

Per quanto riguarda la diplopia stabilizzata, essa può essere migliorata con prismi, in caso di piccole deviazioni, o soprattutto con la chirurgia.

La chirurgia dello strabismo tiroideo implica il riposizionamento dei muscoli fibrotizzati per migliorare l’allineamento oculare.


Con le moderne tecniche è possibile risolvere il problema dell’esoftalmo.

Trascrizione video. – L’oftalmopatia tiroidea od oftalmopatia di Graves è una vera e propria malattia che coinvolge l’orbita in seguito a delle tiroiditi autoimmuni o distirodismi legati al malfunzionamento tiroideo. Spesso sono legati al tiroidismo, ma sono stati evidenziati anche dei casi di ipotiroidismo. Inoltre questa patologia che riguarda l’occhio, può essere presente anche in casi di pazienti che non manifestano dal punto di vista sistemico alterazioni della tiroide e magari per degli scompensi pregressi che c’erano stati.

Comunque disturba molto i pazienti poiché può determinare un esoftalmo e quindi un occhio sporgente proprio perché i tessuti molli, che sono il grasso orbitario e i muscoli, vengono ad ingrossarsi per questi processi infiammatori e l’ingrossamento determina una spinta in avanti dell’occhio oppure una proptosi e quindi una retrazione palpebrale dovuta sempre al coinvolgimento del muscolo retrattore oppure ancora degli strabismi per la fibrosi che consegue all’ingrossamento dei muscoli oculari.

Il più classico strabismo è quello dell’ipotropia, dell’occhio rivolto verso il basso perché più sovente è il muscolo retto inferiore a restarne coinvolto, poi può seguire il coinvolgimento del retto mediale e quindi avere una esotropia o la combinazione dei due con uno strabismo convergente e ipotropico e poi anche il retto superiore, il retto laterale e l’obliquo.

Sicuramente la terapia che riguarda lo strabismo è chirurgica. A volte si ha una regressione di questa oftalmopatia in seguito alla terapia endocrinologica o a volte spontanea. L’intervento dovrà essere eseguito se il paziente è disturbato dallo strabismo e quindi dalla visione doppia dopo una stabilizzazione della patologia, quindi non nella fase attiva in cui ci saranno ancora delle modificazioni.

Una volta che si è stabilizzato il quadro si potrà sicuramente intervenire sullo strabismo e migliorare quelli che sono gli equilibri muscolari, sicuramente effettuando delle recessioni, degli indebolimenti dei muscoli coinvolti e quindi fibrotici, nel caso dell’ipotropia, effettueremo una recessione del retto inferiore cercando di liberare l’occhio e permettendogli così di potersi muovere verso l’alto.

Altri disturbi legati all’oftalmopatia tiroidea possono essere anche le dislacrimie, quindi sensazione di corpo estraneo nell’occhio, sensazione di sabbia, cheratiti da esposizione proprio perché l’occhio è più esposto sia per questo lieve (esoftalmo o grave esoftalmo) e sia per la dislacrimia e inoltre perché l’ammiccamento quindi il chiudere la palpebra risulta comunque più sporadico del paziente normale. In seguito alla correzione dello strabismo si effettueranno invece le correzioni che riguarderanno la palpebra e quindi retrazione palpebrale o eventuale ptosi della palpebra inferiore anche conseguente anche all’intervento sullo strabismo.

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