Miopia infantile: allarme crescente e strategie di prevenzione

Ogni settembre, quando ricominciano le lezioni, aumentano le visite per bambini che a scuola non leggono bene la lavagna. Non è una coincidenza: la lavagna è l’unico compito di lontano che un bambino ripete ogni giorno e per ore. È lì che la miopia si rende visibile per la prima volta.

La miopia è un occhio troppo lungo, non un occhio pigro

Nella miopia il bulbo oculare si allunga più del previsto, e le immagini si mettono a fuoco davanti alla retina invece che su di essa. Da questo deriva il sintomo tipico: da vicino si vede bene, da lontano no.

È una distinzione che conta, perché l’ambliopia, cioè l’occhio pigro, è un’altra condizione: lì il problema riguarda lo sviluppo della visione, non la lunghezza dell’occhio. Le due cose possono coesistere, ma non si trattano allo stesso modo.

I segnali che i genitori notano prima dell’oculista

Nella maggior parte dei casi la miopia in età scolare si annuncia con quattro comportamenti: avvicinarsi troppo a libri, quaderni e schermi; strizzare gli occhi per guardare lontano; lamentare mal di testa o stancarsi presto sui compiti; evitare le attività da lontano e sembrare distratti.

Il segnale che inganna di più è l’assenza di segnali. Un bambino miope legge benissimo da vicino, e questo rassicura le famiglie proprio mentre il difetto si sta stabilendo. Da solo il bambino non lo riferisce, perché per lui il mondo è sempre stato così: non ha un termine di paragone.


Che cosa si può fare ogni giorno

Il fattore modificabile con più evidenze alle spalle è il tempo passato all’aria aperta: il riferimento è di circa due ore al giorno, non necessariamente consecutive. Non contano per l’attività fisica, ma per l’intensità della luce naturale, molto superiore a quella di qualsiasi ambiente chiuso.

A questo si aggiungono tre abitudini di costo nullo: la regola del 20-20-20, cioè ogni venti minuti di lavoro da vicino venti secondi guardando un punto a circa sei metri; una distanza superiore ai trenta centimetri tra gli occhi e la pagina o lo schermo; e lo studio in ambienti ben illuminati, meglio se con luce naturale. Sotto i sei anni, l’uso di smartphone e tablet va limitato il più possibile.

Non è solo genetica

Avere uno o entrambi i genitori miopi aumenta la probabilità che anche il bambino lo diventi. Ma vale anche il contrario, ed è la cosa che devo ripetere più spesso: se nessuno dei due genitori è miope, il bambino non è al sicuro.

La familiarità non basta a spiegare quello che si osserva negli ultimi vent’anni. In un tempo così breve i geni di una popolazione non cambiano. Sono cambiate le giornate dei bambini: più ore su compiti da vicino e su schermi, molte meno ore all’aperto. L’occhio cresce dentro questo ambiente, e ci si adatta.


Il problema di ottobre

Il riferimento delle due ore all’aperto funziona bene a settembre. Da ottobre il conto smette di tornare: si esce da scuola con poca luce, gli sport si spostano in palestra e in piscina, e le ore all’aperto spariscono senza che nessuno se ne accorga. Dopo il ritorno all’ora solare, a fine ottobre, il pomeriggio di luce si accorcia ancora.

Per questo, nei mesi freddi, quelle ore vanno cercate in altri momenti della giornata: il tragitto a piedi verso scuola, la ricreazione all’esterno quando il tempo lo permette, la pausa di metà giornata, le ore di luce del fine settimana. Conta l’intensità della luce naturale, che resta molto più alta di quella di casa anche in una giornata nuvolosa.

Il legame tra luce solare e miopia nei bambini è approfondito anche in miopia infantile e ruolo della luce solare.

Miopia infantile: allarme crescente e strategie di prevenzione

Negli ultimi anni è stato osservato un aumento precoce della miopia infantile, con neonati che presentano già valori refrattivi inferiori alla norma. Questo fenomeno, noto come “pre-miopia”, può evolvere rapidamente in miopie severe, aumentando il rischio di complicanze oculari gravi come cataratta precoce, glaucoma e distacco di retina.

Le cause principali includono l’esposizione prolungata a dispositivi digitali e l’eccessivo lavoro visivo da vicino. Tuttavia, il problema non riguarda solo tablet o cellulari, ma anche attività come la lettura intensiva. Il confronto tra popolazioni scolasticamente più o meno attive conferma una correlazione diretta tra visione ravvicinata e sviluppo miopico.

Ad attirare la nostra attenzione relativamente a questo fenomeno è un articolo pubblicato su repubblica.it

Per contrastare il fenomeno, è fondamentale limitare l’uso di schermi nei primi anni di vita e incentivare almeno due ore al giorno di attività all’aperto, esponendo gli occhi alla luce naturale e stimolando la visione da lontano. Questo contribuisce anche a rallentare l’allungamento del bulbo oculare, processo alla base della miopizzazione.

Tra i trattamenti più efficaci oggi disponibili troviamo le lenti a defocus e l’uso di atropina a basso dosaggio (0,01%), entrambe soluzioni validate da studi scientifici internazionali. È importante riconoscere i primi segnali d’allarme (strizzare gli occhi, avvicinarsi agli oggetti, difficoltà a vedere da lontano) e programmare la prima visita oculistica intorno ai 3 anni, con controlli successivi all’inizio della scuola.

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Domande frequenti

A che età si fa la prima visita oculistica?

La prima valutazione si esegue entro i tre anni, anche in assenza di sospetti da parte dei genitori. Segue un controllo prima dell’ingresso nella scuola primaria, tra i cinque e i sei anni, e poi controlli ogni uno o due anni per tutta la fase di crescita.

Mio figlio legge benissimo da vicino: può essere miope?

Sì, ed è la situazione più frequente. Nella miopia l’immagine si mette a fuoco davanti alla retina, quindi la visione da vicino resta nitida mentre quella da lontano si riduce. Leggere bene da vicino non esclude la miopia: la maschera.

Quante ore all’aperto servono davvero?

Il riferimento più citato è di circa due ore al giorno, che possono essere cumulate nell’arco della giornata: il tragitto verso scuola, la ricreazione all’esterno, il pomeriggio al parco. Nei mesi in cui le ore di luce dopo la scuola si riducono, vanno spostate sul mattino e sulla pausa di metà giornata.

Portare gli occhiali fa peggiorare la miopia?

No. La correzione ottica non accelera la progressione della miopia. Una correzione inadeguata, invece, costringe il bambino a un affaticamento visivo continuo, e in età di sviluppo può interferire con la maturazione della visione.

Si può rallentare la progressione?

Tra i sei e i sedici anni, quando l’occhio cresce più rapidamente, esistono strategie che riducono la velocità di progressione: le lenti a defocus periferico e l’atropina a basso dosaggio. Sono scelte cliniche su prescrizione, da valutare sulla progressione misurata nei controlli precedenti e non applicabili in modo automatico a tutti i bambini.

Se nessuno dei genitori è miope, il bambino può diventarlo?

Sì. La familiarità aumenta il rischio, ma non lo esaurisce: anche un bambino con genitori non miopi può sviluppare la miopia, soprattutto se passa molte ore su attività da vicino e poche all’aperto. Per questo i controlli oculistici in età scolare valgono per tutti i bambini, non solo per quelli con genitori miopi.

Come si recuperano le ore all’aperto in autunno e in inverno?

Spostandole sui momenti di luce che restano: il tragitto a piedi verso scuola, la ricreazione all’esterno, la pausa di metà giornata e le ore centrali del fine settimana. Non serve un’attività sportiva: conta stare alla luce naturale, che all’aperto è molto più intensa che in casa anche con il cielo coperto.

Se riconoscete uno di questi segnali, il passo successivo non è cambiare posto in classe. Trovate qui come si svolge e a che età si programma la visita oculistica nei bambini e perché conta la prevenzione oculistica in età pediatrica.